lunedì 17 febbraio 2025
martedì 11 febbraio 2025
Ospitalità benedettina
OSPITALITA' BENEDETTINA
Vengano qui coloro che sono mossi soltanto da una profonda devozione, nobili, poveri, gente di mondo, religiosi: questi vanno non in cerca di pesce e di pane buffetto, ma per vedere abiti e costumi santi.
Per questi qui soltanto sono piene le cantine di vino, per questi qui i granai sono spossati sotto il peso del raccolto.
lunedì 10 febbraio 2025
10 febbraio SANTA SCOLASTICA, sorella di San Benedetto
Sorella di Benedetto da Norcia, richiama al femminile gli inizi del monachesimo occidentale, fondato sulla stabilità della vita in comune. Giovanissima, si consacrò al Signore col voto di castità. Benedetto apprese della sua morte vedendone l'anima salire verso l’alto in forma di colomba.
Nella "Pala dei fondatori", (Monastero della Santa Croce, Campese) di Scuola Bassanese, santa Scolastica è raffigurata a fianco del fratello Benedetto: tiene in mano una colomba, simbolo della sua anima di donna consacrata a Dio.
Dai «Dialoghi» di san Gregorio Magno, papa (Lib. 2,33; PL 66,194-196)
Poté di più colei che più amò
Scolastica, sorella di san Benedetto, consacratasi a Dio fin dall’infanzia, era solita recarsi dal fratello una volta all’anno. L’uomo di Dio andava incontro a lei, non molto fuori della porta, in un possedimento del monastero.
Un giorno vi si recò secondo il solito, e il venerabile suo fratello le scese incontro con alcuni suoi discepoli. Trascorsero tutto il giorno nelle lodi di Dio e in santa conversazione. Sull’imbrunire presero insieme il cibo.
Si trattennero ancora a tavola e, col protrarsi dei santi colloqui, si era giunti a un’ora piuttosto avanzata. La pia sorella perciò lo supplicò, dicendo: «Ti prego, non mi lasciare per questa notte; ma parliamo fino al mattino delle gioie della vita celeste». Egli le rispose: «Che cosa dici mai, sorella? Non posso assolutamente pernottare fuori del monastero».
Scolastica, udito il diniego del fratello, poggiò le mani con le dita intrecciate sulla tavola e piegò la testa sulle mani per pregare il Signore onnipotente. Quando levò il capo dalla mensa, scoppiò un tale uragano con lampi e tuoni e rovescio di pioggia, che né il venerabile Benedetto, né i monaci che l’accompagnavano, poterono metter piede fuori dalla soglia dell’abitazione, dove stavano seduti.
Allora l’uomo di Dio molto rammaricato cominciò a lamentarsi e a dire: «Dio onnipotente ti perdoni, sorella, che cosa hai fatto?». Ma ella gli rispose: «Ecco, ho pregato te, e tu non hai voluto ascoltarmi; ho pregato il mio Dio e mi ha esaudita. Ora esci pure, se puoi; lasciami e torna al monastero».
Ed egli che non voleva restare lì spontaneamente, fu costretto a rimanervi per forza.
Così trascorsero tutta la notte vegliando e si saziarono di sacri colloqui raccontandosi l’un l’altro le esperienze della vita spirituale.
Non fa meraviglia che Scolastica abbia avuto più potere del fratello. Siccome, secondo la parola di Giovanni, «Dio è amore», fu molto giusto che potesse di più colei che più amò.
Ed ecco che tre giorni dopo, mentre l’uomo di Dio stava nella cella e guardava al cielo, vide l’anima di sua sorella, uscita dal corpo, penetrare nella sublimità dei cieli sotto forma di colomba. Allora, pieno di gioia per una così grande gloria toccatale, ringraziò Dio con inni e lodi, e mandò i suoi monaci perché portassero il corpo di lei al monastero e lo deponessero nel sepolcro che aveva preparato per sé.
Così neppure la tomba separò i corpi di coloro che erano stati uniti in Dio, come un’anima sola.
lunedì 27 gennaio 2025
Musica per lo spirito nella Stanza del Silenzio
Ieri sera la stanza del silenzio de IL SICOMORO ha accolto la musica e le voci della band MetAmbita, che propone “musica per lo spirito”, cantando e suonando musica propria, spaziando, come genere, dal jazz bossanova, al blues, a qualche influenza rock o ancora al melodico.
Le canzoni nascono dal desiderio profondo di portare un messaggio di Bene, di Pace possibile e soprattutto di Amore. Prima voce e autrice dei testi, Manuela Fioravanzo. Con il suo gruppo, Manuela intende esprimere un desiderio di cantare per evangelizzare, per testimoniare l’incontro con il Dio di Gesù Cristo.
Propongono alcuni format nati da laboratori ed
esperienze concrete… incontri che cambiano la vita: Francesco di Assisi, la Rotta
balcanica. Sono regolarmente registrati alla
Siae. Grazie e buona strada.
venerdì 17 gennaio 2025
Sant'Antonio di Egitto
17 gennaio sant'Antonio Abate
UNA ZAPPA, UNA SCURE E UN PO’ DI FRUMENTO
Come ci testimonia la vita di Antonio del Deserto che visse più che centenario in Egitto dal 251 al 356, e che noi conosciamo come sant’Antonio abate, la vita del monaco che ha fatto la scelta del deserto come luogo dell’incontro con se stesso, con il silenzio, con Dio e con il Demonio… non è fatta soltanto di solitudine, di silenzio, di preghiera e di lotta con i demoni. È fatta anche di lavoro. Non tutti sanno, forse, che la birra, è proprio una invenzione dell’ora et labora dei monaci.
Dall'Egitto dell'Abate Antonio vengono anche i lieviti per la produzione della birra. Nel 10607 la Badessa Ildegarda di Bingen Scriveva:
«Se qualcuno intende fare della birra con l'avena, viene preparata con il luppolo.»
Ad esempio, i monaci benedettini di Norcia producono dell’ottima birra in buona parte esportata.
Il santo Abate Antonio del deserto aveva i calli alle mani… perché usava la zappa per dissodare il terreno e poi seminarlo. Ma anche la scure per togliere i rovi. Il monaco vive del proprio lavoro, conosce i tempi della semina e del raccolto, sa misurare il tempo della preghiera con quello del lavoro. Non si fa mantenere. Coltiva un orto. Non usa il diserbante e alle bestie selvatiche che gli danneggiano l’orto… lui parla così: «Perché mi fate del male mentre io non ve ne faccio? Andatevene e nel nome del Signore non avvicinatevi mai più a questo posto».
Vi invito a leggere questo racconto che si trova nella vita di Sant’Antonio Abate scritta da sant’Atanasio.
[Antonio si ritirò nel deserto interiore]. Poi, quando i fratelli vennero a conoscenza del luogo, come figli che si ricordano del padre, provvidero a mandargli dei viveri; 5. ma Antonio, vedendo che alcuni dovevano affrontare fatiche e disagi per procurargli il pane, volle risparmiare anche questa fatica ai monaci. Rifletté e chiese ad alcuni di quelli che venivano a trovarlo di portargli una zappa, una scure e un po’ di frumento. 6. Quando gli portarono queste cose, esplorò i dintorni della montagna e, trovato un piccolo campo adatto alla coltivazione, cominciò a lavorarlo e, dato che il fiume gli forniva acqua in abbondanza per irrigarlo, cominciò a seminare.
Così fece ogni anno e in questo modo si procurò il pane, ben contento di non infastidire nessuno e di non essere di peso agli altri in nulla. 7. In seguito, vedendo che altri ancora venivano da lui, si mise a coltivare anche alcuni ortaggi perché chi veniva a trovarlo ricevesse qualche conforto dopo la fatica di quel difficile cammino. 8. All’inizio le bestie del deserto, che venivano per l’acqua, danneggiavano spesso le sue sementi e le sue colture, 9. ma Antonio prese dolcemente una di queste bestie e a tutte disse: «Perché mi fate del male mentre io non ve ne faccio? Andatevene e nel nome del Signore non avvicinatevi mai più a questo posto». E da quel momento, come spaventate dal suo ordine, non si avvicinarono più.
(Vita di Antonio di Atanasio di Alessandria)
Il maiale di sant'Antonio: il padre del monachesimo "ridotto" a patrono dei maiali e delle stalle. Perché questo slittamento semantico?
Il porcellino che nelle immagini sacre grufola ai piedi del Santo anacoreta, vissuto tra III e IV secolo d. C. in Egitto, rappresenta il diavolo che, secondo la tradizione, avrebbe tentato più volte l’eremita ritiratosi in meditazione nel deserto d'Egitto. Nella simbologia antica il porco per la Chiesa incarna molti degli aspetti più bassi dell’anima umana, come l’ingordigia, la lussuria e la sporcizia, le tentazioni del maligno in generale. Da ricordare che le legione di demoni di cui di cui era posseduto in indemoniato, una volta scacciata dalla forza di Gesù, andò a possedere proprio in una mandria di porci (cfr Vangelo di Marco 5,1-20).
Nell’iconografia Sant’Antonio Abate è raffigurato con un maialino ormai ammansito - al guinzaglio - ai piedi, a simboleggiare la vittoria dell’eremita contro le tentazioni. Nei secoli, però, l’importanza del maiale nella cultura contadina ha progressivamente fatto slittare questo significato teologico: Sant'Antonio d'Egitto padre del monachesimo è diventato il protettore delle stalle. Avere gli animali della stalla - soprattutto il maiale - in buona salute era garanzia di prosperità e futuro.
Perché la memoria proprio il 17 gennaio? Forse perché questo periodo, particolarmente freddo, è più adatto alla lavorazione della carni del maiale (insaccati, conservazione) e anche perché è il tempo di carnevale: tempo di frittelle e anche il tempo in cui in passato le famiglie - proprio in occasione della macellazione del maiale - facevano festa con tavole imbandite con carne di porco.
A tal punto il maialino di Sant’Antonio era considerato una presenza benefica che, a partire dall’XI secolo, i monaci della congregazione religiosa degli “Antoniani” iniziarono a curare i malati del cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio” (Herpes Zoster) con unguenti preparati con il grasso dei maiali che allevavano nei loro monasteri. Maiali che, dotati di un collare con campanellino, potevano anche uscire dai conventi e scorrazzare liberamente nei centri abitati perché erano ritenuti amici della comunità (si nutrivano degli scarti alimentari buttati per strada), e non un disturbo.
mercoledì 8 gennaio 2025
9 gennaio 2025
"... sogno di essere soglia
lunedì 9 dicembre 2024
Fractio panis 15 dicembre 2024
«Ci
raduniamo tutti insieme nel giorno del sole,
poiché
questo è il primo giorno nel quale Dio,
trasformate
le tenebre e la materia, creò il mondo;
sempre
in questo giorno Gesù Cristo,
nostro
Salvatore, risuscitò dai morti»
San
Giustino, (II secolo) - Apologia, 1, 67: CA 1, 188 (PG 6,
429-432).
Il laboratorio – che esprime e concretizza anche la
dimensione dello “STUDIO” della regola
benedettina e de IL SICOMORO, viene proposto in due
momenti:
1. Introduzione sul
senso unitario della liturgia eucaristica (30 minuti)
2. Laboratori per piccoli gruppi sui vari elementi del rito eucaristico (90 minuti);
Al momento della presentazione dei doni ci sarà una colletta di generi
alimentari da consegnare alle persone in difficoltà economica.
Alla mensa della fractio panis segue la mensa
fraterna: una cena gioiosa e sobria… in laetitia pacis.
IL MONASTERO SI RACCONTA: ESTATE - AUTUNNO 2026
Siamo felici di presentarvi un ricco ciclo di incontri, musica, storia e spiritualità nella suggestiva cornice del Monastero di Santa Croc...
-
UNA PAROLA DAGLI ALBERI 11-13 LUGLIO 2025 Dalle Scritture alcune “piste di senso” per la nostra vita, accompagnati da fratel More...
-
L'apertura del monastero è un servizio offerto da volontari; il calendario può subire alcune variazioni senza preavviso. in calendario d...
-
Sentiero degli Equinozi: dove il Brenta incontra la storia, l’arte, la fede e il respiro della natura C’è un momento dell’anno in cui la l...









