martedì 11 luglio 2023

I monasteri. Presidi di resistenza alla dissoluzione.

 

I monasteri. Presidi di resistenza alla dissoluzione

Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l'Europa con la sola forza della fede. Con l'efficacia di una formula: ora et labora. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell’Impero Romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell'esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all'abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione. Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d'Europa.

Paolo Rumiz li ha cercati nelle abbazie, dall'Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una Regola più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l'utopia dei padri: quelle nere tonache ci dicono che l'Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra "lavorata", dove a differenza dell'Asia o dell'Africa - è quasi impossibile distinguere fra l'opera della natura e quella dell'uomo. Una terra benedetta che sarebbe insensato blindare. E da dove se non dall'Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa portentosa spinta alla ricostruzione dell'Europa? Quanto c'è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi? All'urgenza di questi interrogativi Rumiz cerca una risposta nei luoghi e tra le persone che continuano a tenere il filo dei valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore.

Paolo Rumiz, Il filo infinito, Feltrinelli 2019.



martedì 27 giugno 2023

Parole pie e arrugginite

 


Parole pie e arrugginite

Forse è giunto il tempo di abbandonare molte di quelle parole pie che abbiamo continuamente sulle nostre bocche e sui nostri stendardi. Queste parole, a causa di un uso continuo, spesso troppo superficiale, si sono consumate, usurate, hanno perso il loro significato e il loro peso, si sono svuotate, diventando leggere e facili. Altre invece sono sovraccariche, rigide e arrugginite; sono diventate troppo pesanti per riuscire a esprimere il messaggio del Vangelo, la buona novella. Alcune parole pie oggi suonano come tamburi scoppiati, non sono più in grado di cantare la gloria di Dio - «non sanno danzare», così come si aspettava Nietzsche da un Dio in cui avrebbe potuto credere. Nietzsche, che discendeva da una stirpe di pastori protestanti, aveva implacabilmente diagnosticato nei nostri sermoni la presenza di una «pesantezza dello spirito», e soprattutto della «moralina», il veleno della moralizzazione burbera e inacidita. Questa pseudo-serietà, superba e tetra - indice di una mancanza di umorismo e di spontaneità, di scarsa libertà interiore - mi ha sempre ricordato Michol, la figlia di Saul, che quando re David si era messo a ballare davanti all'arca lo aveva disprezzato, del resto questo tipo di devozione viene punita, come nel suo caso, con la sterilità.

Tomas Halik, Pazienza con Dio, Vita e Pensiero, 2020, p. 23.

venerdì 23 giugno 2023

Il Dio delle sorprese e il Dio dell'istituzione

 

Il Dio delle sorprese e il Dio dell'istituzione



Zaccheo è il piccolo pubblicano che cerca Gesù tra la folla ed è sorpreso dallo sguardo del Signore che lo chiama per nome: “Zaccheo scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua”.  Il Dio delle sorprese che deve entrare nella casa di Zaccheo… come è distante dal Dio dell’istituzione religiosa che deve normalizzare tutto.

Zaccheo è un uomo che non frequenta la sua comunità religiosa di riferimento: non la frequenta e non la può frequentare perché è un pubblicano, un peccatore. La religione ufficiale, quella delle persone per bene e devote, lo esclude perché lo considera impuro, cioè indegno di Dio. Fa un mestiere infame: riscuote le tasse per conto dei Romani e la gente non lo sopporta.

Proprio per questo Zaccheo preferisce correre in avanti dove la folla non è ancora arrivata. Ed eccolo sul sicomoro: guarda da lontano, forse di nascosto, tra i rami del sicomoro, convinto di non essere visto da nessuno; lontano dagli sguardi della gente per bene e devota, pronta a puntare il dito; desideroso di vedere e allo stesso distaccato e libero dai recinti della religione: un po’ più in là e un po’ più in su.

La pastorale dei preti dai capelli bianchi

 La pastorale dei preti dai capelli bianchi





L’incidenza del calo numerico del clero non è solo quantitativa ma anche qualitativa. Riguarda il tipo e il contenuto delle scelte ecclesiali.
È in grado una pastorale centrata sui preti dai capelli bianchi di progettare una inculturazione della fede nelle nuove generazioni, di avviare un reale conversione missionaria delle azioni e strutture?

Andrea Toniolo in AA.VV, Le parrocchie del futuro. Nuove presenze di chiesa.

venerdì 16 giugno 2023

Forme celebrative dei primi secoli - la testimonianza dei Padri della chiesa

 


17 giugno 2023  ore 16.00 - 18.00 Relazione di don Massimo Frigo, patrologo ISSR della diocesi di Vicenza, educatore in Seminario, Preside della Scuola di formazione Teologica

Spezzare il pane nel giorno del Signore: tradizioni, testimonianze e forme della liturgia eucaristica dopo l’epoca apostolica.  Come i primi cristiani celebravano la liturgia eucaristica? Cerchiamo di capire come la vitalità celebrativa delle prime comunità cristiane può essere una risorsa per le nostre liturgie oggi: una liturgia viva per una chiesa viva.

Appuntamento di formazione promosso da IL SICOMORO ODV






sabato 13 maggio 2023

Un nuovo senso del riposo

 


UN NUOVO SENSO DEL RIPOSO

Oggi a Vittorio Veneto ore 18.00
Il Festival Biblico, dedicato all'approfondimento dell'inizio del libro della Genesi, dal 12 al 14 maggio fa tappa a Vittorio Veneto.
Sabato 13 maggio alle 18 nell’aula magna del Seminario vescovile, in via Largo Seminario, intervento dello psichiatra Vittorino Andreoli sul tema: “UN NUOVO SENSO DEL RIPOSO - Un bisogno esistenziale e etico per l’individuo e la comunità”. Introduce Alessandro Tonon.
In un mondo in cui la schiavitù consiste nel fare ininterrottamente le stesse cose, l’interruzione diventa una forma rivoluzionaria, un bisogno etico per ciascun individuo. . Ecco allora che la dignità del riposo diventa la dignità del lavoro. Poniamo l’accento sulla scelta dello shabbat. Il significato primario ci riporta ai sinonimi di smettere, cessare. Per il mondo ebraico, coincide con il rapporto con il tempo, demarca, diventando qualcosa di quasi ossessivo: un richiamo a te stesso a non fare nulla per 24 h perché è Dio che è tenuto a svolgere le cose. Tutto va messo a riposo, ogni cosa riconducibile alla terra, al corpo e allo spirito. Ci ricorda dunque, che non siamo onnipotenti, e che è preferibile limitarsi, osservare una sosta, lasciando campo libero all’azione di Dio. Viene da chiedersi se non sia opportuno rafforzare un’abitudine allo shabbat, ad un ritmo di vita che preveda uno shabbat cadenzato, per osservare, capire meglio i fatti, gli accadimenti, e noi stessi dentro questa attualità.
A cura de La Chiave di Sophia con il contributo di Banca della Marca Filiale di Vittorio Veneto e Falmec
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DIOCESI: Scaraffia e Andreoli al Festival Biblico

martedì 9 maggio 2023

Introduzione generale ai sacramenti



Giovedì 11 maggio, ore 20.30 in monastero, altra tappa del percorso formativo "UNA LITURGIA VIVA PER UNA CHIESA VIVA".

Titolo: INTRODUZIONE GENERALE AI SACRAMENTI 

Obiettivo e stile del percorso formativo:

Obiettivo generale

In un clima di condivisione fraterna, con lo studio e l’impegno personali e il confronto con altre persone, uomini e donne (testimoni e docenti), maturare quella consapevolezza che ci permette di riappropriarci - in termini adulti - di quel tesoro che abbiamo ricevuto in dono (1 Cor 15, 3): lo spezzare insieme il pane il primo giorno della settimana[1], secondo il comandamento del Signore[2].

Convinzioni

Siamo convinti che questo processo di consapevolezza sia necessario per:

  • 1.        partecipare[3] in modo attivo e fruttuoso alla liturgia eucaristica
  • 2.       e per esplorare, con audacia e creatività, nuove forme (parole e gesti) per celebrare il Mistero del pane spezzato che rende presente e attuale la Pasqua di Cristo per la vita del mondo.

Lo stile

Come ogni altra proposta formativa anche questa sottintende alcuni essenziali atteggiamenti personali (presenza puntuale agli incontri, partecipazione attiva alle dinamiche di gruppo, disponibilità al dialogo e all’ascolto, disponibilità alla ricerca e allo studio…).



[1] «Il primo giorno della settimana ci radunammo per spezzare il pane secondo il comando del Signore» (At 20,7).

[2] Mt 26,26-28; 1 Cor 11,23-25

[3] “Un certo modo di conferire i Sacramenti, senza un solido sostegno della catechesi circa questi medesimi Sacramenti e di una catechesi globale, finirebbe per privarli in gran parte della loro efficacia. Il compito dell’evangelizzazione è precisamente quello di educare nella fede in modo tale che essa conduca ciascun cristiano a vivere i Sacramenti come veri Sacramenti della fede, e non a riceverli passivamente o a subirli” (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 1975, n. 47).


Ciò che IL SICOMORO ha chiesto al Vescovo   Claudio Cipolla

«Non hanno più vino». Nei nostri dialoghi ritorna spesso la constatazione che le liturgie festive della domenica mancano spesso di quella gioia che profuma di Vangelo. Sentiamo, tuttavia, la sterilità di fermarsi alla sola lamentazione, condivisa con tanti altri, laici e presbiteri, che mette in evidenza un dato di fatto: le nostre liturgie festive… sono quasi diventate mute: a tanti non dicono più nulla… e per questo motivo se ne allontanano.  Da qui il desiderio di poter vivere delle esperienze celebrative, soprattutto festive, con stili e linguaggi più aderenti alla vita. A tal proposito, ci piacerebbe trasformare questo desiderio in un laboratorio di fede in cui pensare ad esperienze celebrative festive diverse e complementari rispetto alla celebrazione liturgica nella messa.  Con il suo beneplacito, e accompagnati da figure formative adeguate, siamo disponibili a coinvolgerci in questo laboratorio a servizio dell’esperienza di chiesa, secondo lo spirito del Sinodo diocesano: vino nuovo in otri nuovi… anche in termini celebrativi… nel Giorno del Signore. 

 

Non ci può essere una chiesa viva e una liturgia affaticata; non ci può essere una "chiesa in uscita" e una "liturgia in ritirata"! La chiesa evangelizza come celebra: la credibilità della chiesa è il riflesso della vitalità del suo celebrare.


5 X 1000 per IL SICOMORO ODV

  Gentilissimo/a, ti scriviamo dal  Monastero della Santa Croce a Campese , un luogo che per noi non è solo una sede, ma il cuore pulsante d...