venerdì 3 febbraio 2023

 



Dalla «Prima Apologia a favore dei cristiani» di san Giustino[1], martire (martirizzato sotto Marco Aurelio tra il 163 e il 168) - (Cap. 66-67; PG 6, 427-431)

La celebrazione dell’Eucaristia

    A nessun altro è lecito partecipare all’Eucaristia, se non a colui che crede essere vere le cose che insegniamo, e che sia stato purificato da quel lavacro istituito per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e poi viva così come Cristo ha insegnato.
    Noi infatti crediamo che Gesù Cristo, nostro Salvatore, si è fatto uomo per l’intervento del Verbo di Dio. Si è fatto uomo di carne e sangue per la nostra salvezza. Così crediamo pure che quel cibo sul quale sono state rese grazie con le stesse parole pronunciate da lui, quel cibo che, trasformato, alimenta i nostri corpi e il nostro sangue, è la carne e il sangue di Gesù fatto uomo.
    Gli apostoli nelle memorie da loro lasciate e chiamate vangeli, ci hanno tramandato che Gesù ha comandato così: Preso il pane e rese grazie, egli disse: «Fate questo in memoria di me. Questo è il mio corpo». E allo stesso modo, preso il calice e rese grazie, disse: «Questo è il mio sangue» e lo diede solamente a loro.
    Da allora noi facciamo sempre memoria di questo fatto nelle nostre assemblee e chi di noi ha qualcosa, soccorre tutti quelli che sono nel bisogno, e stiamo sempre insieme. Per tutto ciò di cui ci nutriamo benediciamo il creatore dell’universo per mezzo del suo Figlio Gesù e dello Spirito Santo.
    E nel giorno, detto del Sole, si fa l’adunanza. Tutti coloro che abitano in città o in 
campagna convengono nello stesso luogo, e si leggono le memorie degli apostoli o gli scritti dei profeti per quanto il tempo lo permette.
    Poi, quando il lettore ha finito, colui che presiede rivolge parole di ammonimento e di esortazione che incitano a imitare gesta così belle.
    Quindi tutti insieme ci alziamo ed eleviamo preghiere e, finito di pregare, viene recato pane, vino e acqua. Allora colui che presiede formula la preghiera di lode e di ringraziamento con tutto il fervore e il popolo acclama: Amen! Infine a ciascuno dei presenti si distribuiscono e si partecipano gli elementi sui quali furono rese grazie, mentre i medesimi sono mandati agli assenti per mano dei diaconi.
    Alla fine coloro che hanno in abbondanza e lo vogliono, dànno a loro piacimento quanto credono. Ciò che viene raccolto, è deposto presso colui che presiede ed egli soccorre gli orfani e le vedove e coloro che per malattia o per altra ragione sono nel bisogno, quindi anche coloro che sono in carcere e i pellegrini che arrivano da fuori. In una parola, si prende cura di tutti i bisognosi.
    Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del Sole, sia perché questo è il primo giorno in cui Dio, volgendo in fuga le tenebre e il caos, creò il mondo, sia perché Gesù Cristo nostro Salvatore risuscitò dai morti nel medesimo giorno. Lo crocifissero infatti nel giorno precedente quello di Saturno e l’indomani di quel medesimo giorno, cioè nel giorno del Sole, essendo apparso ai suoi apostoli e ai discepoli, insegnò quelle cose che vi abbiamo trasmesso perché le prendiate in seria considerazione.

    Poi, quando il lettore ha finito, colui che presiede rivolge parole di ammonimento e di esortazione che incitano a imitare gesta così belle.
    Quindi tutti insieme ci alziamo ed eleviamo preghiere e, finito di pregare, viene recato pane, vino e acqua. Allora colui che presiede formula la preghiera di lode e di ringraziamento con tutto il fervore e il popolo acclama: Amen! Infine a ciascuno dei presenti si distribuiscono e si partecipano gli elementi sui quali furono rese grazie, mentre i medesimi sono mandati agli assenti per mano dei diaconi.
    Alla fine coloro che hanno in abbondanza e lo vogliono, dànno a loro piacimento quanto credono. Ciò che viene raccolto, è deposto presso colui che presiede ed egli soccorre gli orfani e le vedove e coloro che per malattia o per altra ragione sono nel bisogno, quindi anche coloro che sono in carcere e i pellegrini che arrivano da fuori. In una parola, si prende cura di tutti i bisognosi.
    Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del Sole, sia perché questo è il primo giorno in cui Dio, volgendo in fuga le tenebre e il caos, creò il mondo, sia perché Gesù Cristo nostro Salvatore risuscitò dai morti nel medesimo giorno. Lo crocifissero infatti nel giorno precedente quello di Saturno e l’indomani di quel medesimo giorno, cioè nel giorno del Sole, essendo apparso ai suoi apostoli e ai discepoli, insegnò quelle cose che vi abbiamo trasmesso perché le prendiate in seria considerazione.


[1] San Giustino (Flavia Neapolis100; † Roma162 - 168) è stato un filosofo e martire palestinese. Sembra fosse di origini latine o greche. La sua famiglia probabilmente si era stabilita da poco in Palestina, al seguito degli eserciti romani che qualche anno prima avevano sconfitto gli Ebrei e distrutto il Tempio di Gerusalemme.

Conosciuto anche come Giustino martire o di Nablus (Flavia Neapolis) in Palestina, fu filosofo e martire cristiano, morto sotto Marco Aurelio tra il 163 ed il 167. La Chiesa cattolica lo venera come santo e lo annovera tra i Padri della Chiesa e i suoi due più famosi scritti Prima Apologia dei Cristiani e Seconda Apologia dei Cristiani ne fanno uno dei primi difensori del pensiero cristiano. Viene venerato come santo anche dalla Chiesa ortodossa. La memoria si celebra il 1 giugno.

 

mercoledì 18 gennaio 2023



Più lenti, più in profondità, più leggeri

Voi sapete il motto che il barone De Coubertain ha riattivato per le moderne Olimpiadi, prendendolo dall'antichità: il motto del citius, più veloce, altius, più alto, fortius, più forte, più possente.

Citius altius e fortius era un motto giocoso di per sè, era un motto appunto per le Olimpiadi che erano certo competitive, ma erano in qualche modo un gioco.
Oggi queste tre parole potrebbero essere assunte bene come quinta essenza della nostra civiltà e della competizione della nostra civiltà: sforzatevi di essere più veloci, di arrivare più in alto e di essere più forti.
Questo è un po' il messaggio cardine che oggi ci viene dato.
Io vi propongo il contrario, io vi propongo il lentius, profundius e soavius, cioè di capovolgere ognuno di questi termini, più lenti invece che più veloci, più in profondità, invece che più in alto e più dolcemente o più soavemente invece che più forte, con più energia, con più muscoli, insomma più roboanti. Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato più lungo.


* Alex Langer, dall'intervento al Convegno giovanile di Assisi 1994


Bilbiografia: Alex Langer, Futuro semplice, ed. Sellerio

 



Pane eucaristico: con la forma, il profumo e il colore del pane delle nostre tavole.

Lo spezzare il pane non sarà mai un gesto pienamente eloquente fino a quando il pane da spezzare non avrà ritrovato la realtà della sua forma. Il pane eucaristico non deve essere solo vero pane ma deve anche avere il vero aspetto del pane. “Affinché essi [i riti] possano riprendere tutto il loro significato, bisognerà che prima di tutto riprendano la loro realtà” (L. Bouyer). I nostri gesti saranno eloquenti per l’uomo e la donna contemporanei solo se saranno veri, autentici e dunque pienamente umani. L’uomo e la donna secolarizzati non sopportano una liturgia ipocrita dove i gesti non corrispondono alla realtà.

(Goffredo Boselli, Il Pane spezzato, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, 2015, pp. 27-33 passim)


venerdì 13 gennaio 2023



Un’assemblea liturgica umana

L'assemblea liturgica è il luogo dell'Altro e dell'altro, il luogo dell'esperienza dell'alterità, nell'incontro con il mistero di Dio e con il mistero dell'uomo, nella concretezza di quanti si sentono ek-kletoí, "chiamati fuori da", ma chiamati l'uno accanto all'altro. Un'assemblea umana è una realtà capace di vivere la fraternità, la dimensione del sýn ("con, insieme") e dell'allélon ("reciprocità"). L'assemblea cristiana raduna perciò uomini e donne, bambini, giovani, persone mature e anziane, provenienti da situazioni e appartenenze sociali diverse, un'assemblea plurale e multiforme che confida in un solo principio di unità e comunione: Gesù Cristo. Per questo l'assemblea eucaristica deve disdegnare celebrazioni per categorie di persone, gruppi di appartenenza ecclesiale o di appartenenza etnica, dovendo al contrario essere sempre aperta a tutti. Se un'assemblea liturgica non è capace di esprimere la fraternità e la sororità di quanti vi prendono parte e non è capace di plasmare il vissuto comunitario secondo la dimensione evangelica dei figli di Dio e fratelli e sorelle di Gesù Cristo, allora non è abilitata a essere assemblea cristiana.

giovedì 12 gennaio 2023

 


Liturgia: la sfida del linguaggio e dei linguaggi

Purtroppo, siamo stati educati a preoccuparci di assicurare alla liturgia posture ieratiche, gesti solenni, tratti spettacolari da corte imperiale, più che di fare della liturgia un’azione umanissima, come fece Gesù nella sua vita terrena.

La qualità cristiana di un'assemblea, e quindi della liturgia che essa celebra, è data dalla sua conformità all'umanità di Gesù, umanità con cui egli ha glorificato Dio e ha reso l'uomo capace di essere più umano. Così la liturgia saprà parlare all'uomo, alla donna contemporanea che la celebra e vi si accosta. E per giungere a tale eloquenza, una liturgia viva dovrà essere capace di interrogarsi anche sulla sfida dell'imprescindibile mediazione del linguaggio e dei linguaggi: perché si riscontrano difficoltà crescenti nell'elaborazione di traduzioni dei testi liturgici e nella loro ricezione da parte delle chiese locali? Va detto con franchezza: il non riuscire a imboccare una via verso una liturgia che si esprima nella lingua viva di oggi è mortificante!

(E. Bianchi, Una liturgia viva per una chiesa viva, Edizioni Qjqaion, Comunità di Bose, Magnano, 2018)

mercoledì 11 gennaio 2023


 

Liturgia: esercizio di fraternità, nel riconoscimento dell'umanità dei gesti.


Diamo troppo per scontato che un'assemblea sia cristiana anche quando manca lo spessore dell'umanità nel viverla! Osiamo dire la verità: alcune volte si celebrano eucaristie nelle quali la fraternità umana non emerge da alcun atteggiamento. Si vede gente che entra solitaria in chiesa, che si dispone sparpagliata nei banchi, che assiste a un'azione fatta all'altare da un celebrante e che, terminata la liturgia, come dopo un consumo privato, esce di chiesa e se ne va...


 (E. Bianchi, Una liturgia viva per una chiesa viva, Edizioni Qjqaion, Comunità di Bose, Magnano, 2018)





martedì 10 gennaio 2023



Un tempo per discernere, un tempo per... valutare anche altre modalità celebrative.

«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?» (Lc 12,54)


”Pur salvaguardando le istanze della non clericalizzazione dei laici e del riconoscimento dei diversi ministeri liturgici, e ferma restando un’unica presidenza eucaristica nella liturgia della Parola e del pane e del vino, sia prevista la possibilità, regolata o normata dal vescovo, a chi è riconosciuto portatore del dono della parola, di esprimere la qualità profetica del popolo di Dio con interventi partecipativi all'omelia. In futuro si farà un’esperienza sempre più ordinaria di assemblea in cui vi sarà un uomo o una donna che, sotto la presidenza del presbitero, possa intervenire con una parola di annuncio, testimonianza, esortazione, consolazione. È ciò che già avviene in molti movimenti e comunità, ma che andrà ordinato e valorizzato contro ogni abuso. Così si costruirà con chiarezza una liturgia sinodale”.


 (E. Bianchi, Una liturgia viva per una chiesa viva, Edizioni Qjqaion, Comunità di Bose, Magnano, 2018, pp. 19-20)

IL MONASTERO SI RACCONTA: ESTATE - AUTUNNO 2026

  Siamo felici di presentarvi un ricco ciclo di incontri, musica, storia e spiritualità nella suggestiva cornice del Monastero di Santa Croc...